Prosegue Una Nuova Generazione, la nostra rubrica dedicata ai giovani designer italiani ed esteri. Cercherà di raccontarne non solo la forza creativa, ma anche gli aspetti e le complessità relative al mondo della moda. Mostrandovi da vicino il loro prodotto, faremo anche luce sulle difficoltà riscontrate nella parte imprenditoriale e, attraverso un’intervista, metteremo a nudo un creativo, presentandone la collezione, cogliendone i riferimenti storico culturali e indagandone il punto di vista circa il sistema della moda italiano.
PAOLO ERRICO
Paolo Errico è un giovane designer ligure, nato e cresciuto a Genova. Da qualche tempo si divide tra il capoluogo lombardo, dove attualmente vive, Londra e Parigi. Vanta un curriculum decisamente denso di collaborazioni e attività; prima di finire gli studi lavora infatti per Calvin Klein e Versace, si unisce poi al Gruppo Ermenegildo Zegna dove crea le collezioni Agnona, e successivamente passa a Roberto Cavalli.
Nel 2003 si laurea in Fashion Design presso l’Università di Urbino. Un anno dopo il debutto a Milano dove, con la sua prima collezione, inizia un percorso creativo e di successo.
Architettura e design ricoprono un ruolo primario nella vita di Paolo, sono fonti di ispirazione continue, forme geometriche primordiali combinate al corpo umano sono la base delle ricerche nelle sue collezioni. Il risultato è una moda funzionale, intramontabile.
Paolo Errico presenta la collezione FW 2012-13 attraverso un approccio concettuale e teoretico, ispirandosi a figure geometriche e a modulazioni di volumi, forme classiche come quadrato, cerchio e trapezio. Una scelta armonica di look “maschili” con rimandi alla maglieria tipica degli anni Settanta. L’astrattismo moderno di Fernand Léger, ispira abiti unisex per una donna libera da regole e preconcetti, una pensatrice che indossa senza schemi predefiniti un mix concettuale tra maschile e femminile.
Come e quando è nato il tuo progetto?
Ho iniziato quasi per gioco nel 2004 realizzando 4 maglie in cashmere ispirate alle forme primordiali del cerchio, del rettangolo, del trapezio e del quadrato; volevo discostarmi dalle classiche e tradizionali maglie di allora e così ho costruito i capi in modo che si potessero indossare in diversi modi invertendo davanti e dietro, sopra e sotto. In questo modo, con 4 capi ho reso la collezione flessibile e modulabile in 10/12 pezzi. In seguito, l’incontro con Carla Sozzani alla Camera della Moda mi ha permesso di partecipare al progetto N.U.D.E. a Milano. Da allora progetto e vendo le mie collezioni.
Quali sono i tuoi riferimenti creativi e culturali?
Prendo ispirazione dall’architettura, dalla fotografia, dall’arte, dal design. Ma anche dalla musica di Sakamoto, da Genova, la mia città natale, dalla materia, dalle geometrie, dai colori, dalla natura e dalle sue stagioni, dalle culture esotiche, dall’ambiente urbano, dal mondo che mi circonda, dai miei amici.
Quali sono le difficoltà che incontri nella parte imprenditoriale?
La prima è la parte commerciale, la gestione della distribuzione. È davvero difficile trovare un giusto partner con cui lavorare. In secondo luogo è difficile gestire e organizzare la produzione delle collezioni: facendo un prodotto di nicchia a produzione limitata, diventa difficile trovare aziende disposte a produrre un numero ridotto di capi; nonostante questo sono sempre riuscito a soddisfare i miei clienti consegnando un prodotto di altissima qualità. Fare collezioni ricercate con un prodotto alto e di manifattura italiana implica dover distribuire l’impegno a vari livelli e dividere energie che sarebbero destinate solo alla creatività .
Dove sei distribuito?
Vendo le mie collezioni in Italia in negozi come l’Inde Le Palais a Bologna e Mimma Ninni a Bari, ma anche in Cina da The Swank a Hong Kong e ancora in Giappone, negli Stati Uniti, in Arabia Saudita, in Russia e in Francia.
Di cosa c’è bisogno nel sistema moda italiano?
Credo ci sia bisogno di un forte rinnovamento generale del sistema, di maggiore positività rispetto al mercato e di voglia di dare di nuovo importanza al valore intramontabile del Made in Italy.























