Chi ha detto che creatività e sregolatezza non vanno di pari passo con matematica e precisione, evidentemente sbagliava.
Nato a Vipiteno (in Trentino-Alto Adige/Südtirol) nel 1985, terminati gli studi scientifici si trasferisce a Milano e, abbandonata l’idea di frequentare la facoltà di Matematica, si iscrive a un corso di moda. Per due anni sperimenta le sue capacità nel settore dell’abbigliamento, già ampiamente messe alla prova assieme alla nonna sarta. Finiti gli studi, inizia a lavorare per aziende italiane ed estere sviluppando la sua passione per il mondo degli accessori. Accetta infine nel 2008 la collaborazione con uno studio di consulenza nel settore pelletteria, dove lavora tutt’oggi come Direttore Creativo.
Questo gli ha permesso di condurre progetti paralleli al suo impiego e di presentare a settembre 2011 la prima stagione della collezione che porta il suo nome.
Sei giovanissimo e hai già alle spalle collaborazioni presso case di moda internazionali. Ogni esperienza ci regala degli insegnamenti preziosi che ci serviranno in futuro, ma se dovessi evidenziare una sola cosa per ciascun impiego che hai svolto finora, chi ti ha trasmesso cosa?
Sono convinto che le esperienze che si fanno, si facciano per qualche ragione e che in qualche modo inconsciamente si susseguano l’una all’altra per colmare i vuoti delle precedenti, incatenandosi e formando quello che poi diventa il proprio percorso professionale. La curiosità e la voglia di sfida sono sicuramente dei motori fondamentali. Detto questo, è anche vero che in ogni azienda nella quale uno possa essere impegnato si guardano spesso gli stessi aspetti delle cose ma con occhi e logiche diverse. Dare quindi a ogni esperienza un valore d’insegnamento specifico non so se ne valga la pena, credo sia più interessante collezionare vari punti di vista per far maturare il proprio. Lo stesso abbinamento di colore per esempio per un azienda può risultare azzeccato, per un’altra scontato, per un’altra ancora orribile: da quale di queste tre aziende posso allora aver imparato di più?! Difficile a dirsi. Quello che so è di aver avuto la fortuna di trovare valide persone sul mio cammino, che mi hanno insegnato ad aver cura per ogni aspetto dell’oggetto che si va a pensare e creare: partendo dalle sue funzioni e proporzioni, fino ad arrivare a colori e materiali.
Che cosa significano per te i numeri?
Per me i numeri sono come delle parole che formano un discorso. Pensati come tali diventano perciò dei portatori di emozioni e significati. Basta poterli e volerli leggere per accorgersi che non sono solo una cosa astratta pensata dell’uomo, quanto piuttosto una convenzione obbligatoria, e volendo neanche troppo complicata, per leggere il mondo che ci circonda, i suoi meccanismi e le sue regole. E anche se “nascosti”, perché non si leggono direttamente nell’aspetto delle cose, sono la chiave delle proporzioni e quindi di tutto ciò che i nostri occhi e la nostra mente leggono come “bellezza”.
Hai creato una collezione ispirata alla Sezione Aurea, le cui proprietà geometriche e matematiche hanno impressionato nei secoli la mente dell’uomo. Che cosa però ha smosso dentro di te questo tanto osannato “canone di bellezza”?
Diciamo che la collezione, o meglio l’originaria nigredo#1, non in Sezione Aurea e in origine composta di soli 3 pezzi, è nata sull’isola di Stromboli, per un progetto di FiorucciArtTrust pubblicato nel libro Rolling Stones. La borsa ha visto la luce un anno prima del lancio della collezione vera e propria, per poi adottare una nuova proporzione e diventare il pezzo di punta della prima stagione: un triangolo nero che ricorda il vulcano dell’isola, tanto nella forma quanto nel materiale. Da lì ho iniziato a ragionare sul dare delle sorelle a questo pezzo e disquisendo su origami e geometrie mi sono imbattuto nel libro De Divina Proportione di Luca Pacioli e nei poliedri di Leonardo da Vinci. Ecco nata la mia ossessione per la Sezione Aurea, tanto da aver voluto nascondere il suo coefficiente numerico all’interno del mio logo. È stato come un amore a prima vista. Risolto il problema delle forme, mi sono lasciato affascinare dalla aggettivo “aureo” e così ho iniziato a lavorare alla creazione di una borsa d’oro. Contando che avevo già a disposizione un materiale dall’aspetto e dallo spirito così primordiale, come la pelle Nigredo, in mio soccorso è arrivata l’alchimia. Risultato: la collezione The New Golden Age, che quasi con un tocco di malinconia ho presentato proprio in questo particolare momento storico, che tutto è, tranne che “Gold”.
Per il lancio della tua collezione hai collaborato con artisti e fotografi come Anna Franceschini, Alessandro Di Giampietro, Paolo Gonzato e Ivan Muselli. Com’è stato lavorare con loro?
Sono sempre stato abituato a lavorare in team e a circondarmi di stimoli, e anche per questo progetto ho capito che non avrei potuto fare a meno di altre persone. Tutti i nomi elencati sono di persone di cui apprezzo professionalmente il lavoro, ma con le quali ho anche rapporti che vanno al di là della semplice sfera lavorativa. Lavorare con loro e condividere pensieri e intenti è stato per me molto naturale, piacevole e sicuramente costruttivo. Tutte le cose che si fanno per il piacere di farle alla fine germogliano da sole, anche con minimo sforzo. È la forza della complicità che si fa motore di tutto.
I lavori di Paolo e Anna sono stati studiati assieme a loro, ma senza metterci troppo il becco. In quanto lavori d’artista ho rispettato il pensiero di partenza e il dna creativo di entrambi, chiedendo semplicemente loro di accompagnare il progetto con delle opere pure e personali, evitando di “sporcare” troppo la moda nell’arte e viceversa. Ogni cosa resta a sé stante e con una forza propria, ma quando le parti si uniscono, esse amplificano la loro potenza comunicativa. Paolo Gonzato è stato un’importante spalla per il mio esordio, inteso in senso lato, e ho condiviso fin da subito con lui il desiderio di coinvolgere un suo lavoro nel progetto. Dalle nostre lunghe chiacchierate è nato il lavoro Gold Experience, 233 (anche questo è numero primo) triangoli in foglia d’oro, usati poi per accompagnare gli inviti della presentazione di Settembre, delle “chiavi perfette” per accedere al mio mondo. Ad Anna Franceschini ho chiesto in prestito un video, semplicemente perché me ne ero innamorato. Con Ivan ho condiviso il desiderio di fotografare la mia amica Celeste, bellissima negli ultimi mesi di gravidanza. Un buon augurio per il lancio della collezione, che accomuna il mondo della maternità e dell’attesa alla stagione di esordio di una linea di borse. Ancora una volta è il simbolo a dare significato: pochette a triangolo che evocano la grazia delle Vergini Rinascimentali. Ad Alessandro invece ho chiesto di interpretare la parte nera della collezione, un’anima primordiale collocata in un ambiente avveniristico. Il fondo di una piscina nera dalle fughe bianche mette in risalto un mondo di prospettive, che sembrano quasi disegnate sulle fotografie. Un lavoro forte, immediato, che riesce a comunicare la razionalità del progetto con un’aliena sensualità.
Che cosa ti ispira per la tua ricerca?
Amo tuffarmi nel mondo dell’arte contemporanea, pescare ogni tanto anche nel passato. L’architettura è sempre di ottima ispirazione per le forme, la natura per i colori. Basta poi scendere in strada e vivere con e tra le persone, che ci si accorge di quello di cui si ha bisogno, di ciò che la gente ha piacere di avere e di usare, e soprattutto degli errori da non ripetere. La vera ispirazione poi spesso arriva per caso, la si incrocia nel posto più inaspettato oppure ci si rende conto che era lì davanti a noi già da un pezzo!
Se non fossi approdato a Milano e non avessi scelto la strada della creatività di moda, che cosa saresti diventato? Un medico, uno scrittore, un postino o un porno attore.
Se non avessi intrapreso questa strada, forse avrei continuato a studiare matematica o al massimo mi sarei dedicato alla biologia. Avrei comunque trovato sempre tempo per il disegno e la pittura, o comunque per una valvola di sfogo, diciamo così, “un minimo creativa”. Amo comunque credere nella forza di sapersi reinventare, nel momento in cui si è stanchi delle cose e forse si è trovata un’altra passione che gratifica di più. Riguardo la carriera di porno attore ci sto pensando da un po’.
Scaramanzia permettendo, accennaci i tuoi progetti per il prossimo futuro.
Alla faccia della scaramanzia, vi dico che sto lavorando sulla prossima collezione e su nuove sperimentazioni materiche. Nella stagione precedente ho tralasciato un ingrediente alchemico che farà da padrone nella collezione Autunno/Inverno 2012. Attorno a questo “ingrediente” sto ingegnandomi su nuove possibili collaborazioni, anche se in questo momento non nego di essere molto affascinato dal mondo dei suoni (quelli classici intendo), ma non voglio anticipare ancora nulla. L’idea è che il mondo Simone Rainer possa diventare nel tempo una piattaforma di sperimentazione, ma soprattutto di interazione tra vari mondi. Un punto di incontro di pensieri e persone che in qualche modo hanno acceso e stimolato il mio interesse e che possano rientrare nelle “matematiche logiche” della poetica di questo marchio.
Pizza preferita?
Sono abbastanza classico e “noioso” per quanto riguarda il cibo: la preferita è sicuramente la pizza Margherita, ma con un po’ di olio piccante.






















