Laureato con il massimo dei voti in Design della Moda all’Università IUAV di Venezia, Niccolò Magrelli è nato a Roma nel 1988. I suoi progetti di fashion design sono collezioni che indagano le possibilità espressive del sartoriale maschile come strumento di comunicazione identitaria per una nuova generazione di uomini, la sua. Cinque anni di studio e ricerca nell’unico corso universitario italiano interamente dedicato alla moda lo hanno condotto a partecipare a progetti prestigiosi come l’ideazione dei costumi per l’evento Multinatural (Blackout) creata e diretta dall’artista e musicista Arto Lindsay per l’apertura della 53ª Biennale d’Arte di Venezia_Making Worlds. Il suo talento lo ha condotto sulle pagine del quotidiano nazionale Il Sole 24Ore recensito dalla brillante penna di Angelo Flacavento unico vero giornalista di moda italiano riconosciuto annche all’estero. Dallo scorso luglio Niccolò è un talento pronto a fare esperienza sul campo e collaborare con l’industria nazionale per il nuovo corso del made in Italy.
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Come si pone e dove si colloca il tuo lavoro in un momento in cui la società e la moda stanno cercando nuovi significati all’idea di maschio e di maschile?
Nuovi significati di maschile si creano mescolando ingredienti differenti. ognuno ha la propria ricetta anche s ecredo le basi siano le stesse per tutti. È una piacevole sfida andare a utilizzarle come se fosse la prima volta, incuriosito da ogni possibile abbinamento. tipologie da scomporre e analizzare, ogni cosa c’è ed è lì per un motivo: le mie ricette tengono conto di un trascorso costruito di regole e giocano con esse per ricostruirle o annebbiarle. L’idea di maschile che ho è abbastanza mutevole, si muove tra caratteri e regole canoniche che vogliono approdare a suggestioni inconsuete.
Millefeuilles è il nome della collezione con la quale ti sei laureato presso l’università IUAV di Venezia. Che racconto c’è dietro a questo lavoro? Come hai affrontato tecnicamente la realizzazione di questa collezione maschile?
È un un percorso progettuale che si sviluppa e si concretizza attraverso tre giacche; è un’analisi conoscitiva e riflessiva del capospalla da uomo. Una serie di movimenti nelle procedure costruttive e nei procedimenti tecnici non visibili, distinti su più livelli danno origine al nome, millefeuilles. La giacca viene analizzata come concetto costruttivo, insieme di stratificazioni di elementi: canapine e imbastiture i cui tratteggi si rincorrono con sequenze precise, punti nascosti e adesivi.
Il lavoro vuole visualizzare materiali e lavorazioni nascoste sotto la superficie esterna per riconsiderare la classica costruzione della giacca formale attraverso la scomposizione dei suoi aspetti costruttivi rivedendoli come aspetti formali. La scomposizione in livelli è il punto di partenza del progetto che offre la possibilità di leggere quel che non si vede in un indumento: dai disegni interni delineati dalle sovrapposizioni di materiali alla tridimensionalità dei punti invisibili o sconosciuti, alla restituzione degli spessori costruttivi. E’ una lettura polisensoriale dei materiali di cui è composto il capo. Sfogliando i livelli, è possibile rimettere in discussione il loro posizionamento e il loro significato, dare vita a nuovi capi e trovare suggerimenti e linee guida per elaborare un’idea di vestito come fatto progettuale.
Quale parte della progettazione di una collezione ti interessa maggiormente?
Lo sviluppo di un capo, di ogni singolo capo. Sono affascinato dalla resa tridimensionale a partire dal 2D e indispettito da alcuni tagli dedico molto tempo a riflessioni modellistiche che spesso tendono ad una rarefazione delle cuciture che sono una delle mie ossessioni al punto di potere diventare anche base di una collezione.
Durante questi anni di scuola nei quali hai avuto modo di confrontarti con la realtà produttiva, com’è cambiata la tua percezione della moda?
Sempre di più sono convinto che la moda crei suggestioni ed atmosfere ma credo di non aver mai dimenticato che è prodotto, taglio e dettaglio prima di essere immagine.
Per l’esperienza che hai avuto cosa pensi che ti abbia dato in più o in meno aver frequentato un corso di laurea in design della moda piuttosto che un istituto para universitario?
Sono molto soddisfatto di aver scelto il corso di laurea in design della moda dello IUAV di Venezia, di tante realtà credo di averne trovata una concorrente con le migliori università estere. La commistione tra differenti argomenti che gravitano attorno alla moda affiancati a momenti tecnici e realizzativi, mi ha permesso di guardare diversamente alla progettazione. Le realtà italiane sono molteplici e credo che un’università pubblica come questa stia ad indicare che la moda sta iniziando a ad avere una rilevanza nel quotidiano.
Che tipo di sostegno pensi che possa mancare dal mondo del lavoro e della stampa specializzata sia durante gli anni di studio sia al momento dell’inserimento nella realtà lavorativa?
La possibilità di un dialogo diretto e continuo tra aziende, università e stampa.
Come stai pensando di impostare il tuo futuro, ti vedi all’interno di qualche ufficio stile o pensi ad una tua linea?
Tutto sembra più difficile a dirsi che a farsi, il problema forse sta nel cominciare… credo che fare una mia linea sia un bel punto di approdo, ma non vorrei essere da solo in questa avventura.























