Talentuosa, determinata, instancabile ma, soprattutto, brava. Lei è Bianca Maria Gervasio, Direttore Creativo dal 2008 dello storico marchio italiano di moda Mila Schön. Una carriera da outsider, la sua, costellata di traguardi e innumerevoli successi ma fatta anche di tanti sacrifici e nottate spese a lavorare in atelier. Una formula-successo che si ottiene sul campo, impegnandosi ogni giorno con costanza, in maniera “onesta e senza strafare”. Designer, sarta, costumista e grande appassionata d’arte in ogni sua forma: la stilista pugliese ha le idee chiare sul nuovo corso che intende dare al rinato marchio Mila Schön, sui progetti creativi che attendono la Maison e su quali strade e quali percorsi onirici si muoverà la moda del prossimo futuro. La sua presunzione? “Fare del bello un’estetica che duri nel tempo”. Non c’è che dire, della serie “Gente di velluto”.
Una carriera spiazzante che molti giovanissimi, neofiti al mondo della moda, sognerebbero di ripercorrere. Essere il direttore creativo di una Maison, quale è Mila Schön, che è stata una delle protagoniste della storia del Made in Italy e del suo successo nel mondo, che effetto fa a una “ragazza” poco più che trentenne? (È decisamente un fardello notevole e quanto mai prestigioso da sostenere).
Essere a trent’anni Direttore Creativo di una Maison che ha fatto la storia della moda è un sogno che si realizza, ma anche un’enorme responsabilità. Non la vivo però come un peso che mi schiaccia, piuttosto come una possibilità costruttiva e, quotidianamente, affronto con piacere le sfide che mi si presentano. Il modo migliore e il mio modo di portare avanti il progetto Mila Schön, si ispira al marchio stesso: è un crescere step by step in modo onesto e senza strafare. È ricostruire l’artigianalità, la sartorialità e quindi la qualità, mantenendo sobrietà ed eleganza non solo negli abiti ma anche nel modo di porsi e di calarsi nella nuova realtà contemporanea.
Nata a Molfetta, protetta dalla Murgia Barese, circondata dal verde ruvido e intenso del Tavoliere de Le Puglie e coccolata dalle onde del Mare Adriatico. Buone radici non mentono. La Puglia si sente, vive nelle sue ispirazioni e si riconosce nelle sue parole. Quali i colori e le suggestioni che ha portato via con sé o di cui conserva il ricordo?
Quadri di paesaggi sterminati: dai colori sfavillanti in ogni stagione e cangianti in base alla luce al vento e al colore del cielo. E poi immagini forti di mare in tempesta o di pace bucolica nelle campagne o sulle Murge. I campi di grano giallo paglierino dove spuntano papaveri rossi, ulivi dai verdi intensi e terra color bruciato. Emozioni e suggestioni indelebili, che porto sempre con me perché fanno parte di me. Per il mio spirito la Puglia è un importante punto di riferimento e di ispirazione creativa.
Tesi e antitesi, persona e personaggio, spirito e ruolo. Che cosa rimprovera, se c’è qualcosa, Bianca Maria a Bianca Maria Gervasio?
Bianca Maria Gervasio rifarebbe tutto ciò che ha fatto, senza rimpianti e senza rimproveri, in quanto non crede nei sensi di colpa ma solo nella crescita personale e trova la sua forza proprio dagli errori commessi.
Linearità. Sobrietà. Gusto del colore. Geometria. La Signora Schön diceva: “Io noto solo il brutto delle cose, eliminandolo rimane il bello”. Come interpreta lei questa idea di semplicità e di chicness che vive al di là di mode e tendenze del momento?
Mi ritrovo moltissimo nel modo di ragionare della Signora Schön. Sin da piccola per me è sempre stata un’abitudine naturale osservare e comprendere quello che stona, che non va bene o che è di troppo e notare che eliminando tutto ciò rimane solo l’essenza di una cosa: il bello. Non sono poi interessata alle tendenze, alla superficie, credo esistano infatti degli equilibri, delle armonie di linee, di volumi e di colori, che sono e rendono evergreen un capo, regalando alle donne sempre e comunque eleganza e armonia nelle forme. Questi vanno chiaramente al di là del pezzo stagionale. La nostra presunzione è quella di fare del bello un’estetica che duri nel tempo.
Forme e ispirazioni, materiali e colori. Su tutti, uno: il bianco assoluto, che esploso diventa fantasia. Era il preferito della Signora Schön e ritorna costante anche in ogni sua collezione. Qual è il significato che Bianca Maria Gervasio dà a questo colore così vuoto e denso allo stesso tempo?
Hai detto Bianco? Beh, cosa dire?! Mi chiamo Bianca, per cui vivo questo colore da quando sono nata. Certo, era anche il colore preferito della Signora Schön. Lei amava i fiori bianchi, gli spazi bianchi e puliti. Per me poi è il colore della luce, della solarità e della pulizia. Contiene in sé tutti i colori, ma soprattutto su di esso posso disegnare liberamente e creare tutto ciò che voglio, come su una tela limpida e ruvida dove il tratto del lapis scorre rapido e piacevole.
Parliamo della collezione Primavera/Estate 2012. Ha fatto ormai sue le cifre stilistiche della Signora Schön: la lavorazione double, le linee scivolate, i ricami sartoriali e la ricerca stilistica. Ha però reso contemporaneo il tutto attraverso silhouette più curve e meno spigolose, originali accostamenti di colore e vestibilità più asciutte che disegnano nuove forme per il corpo. Per una sensualità sussurrata e ultrachic. Ci racconta da dove è partita per la creazione di questa collezione e quali percorsi stilistici, materiali e tonalità, ha scelto per raccontare un mondo che si muove Come Fiori Leggeri? E che ruolo assumono in questo neo-nato spazio multicolore gli accessori?
L’ispirazione della nuova collezione Primavera/Estate 2012 è l’Ikebana, ovvero l’arte giapponese di comporre fiori e altri elementi inusuali. Nel nostro caso i fiori sono stati abbinati a piccole geometrie. Ho voluto poi, per questa stagione, massima leggerezza e freschezza, colori solari mai troppo saturi, volumi puliti e piccoli movimenti di rouches asimmetriche che spuntano su pezzi puliti ed essenziali. Dall’archivio della Maison sono emersi disegni e motivi iconici dell’estetica Schön, che ho voluto rivisitare nelle nuove stampe di stagione come la Maiolica, ispirata alle celebri piastrelle spagnole, “smaltata” su una base di canvas tramato e il Persepolis, un kaleidoscopico mosaico di righe orizzontali, micro geometrie, croci e fiorellini, stilizzati in un mix fantasioso di crêpe di seta. Chiudono gli accessori, che completano il look e danno forza e grinta anche ai capi più lineari. Scarpe, borse, gioielli e fermagli per i capelli, anch’essi legati allo spirito della collezione: colorati, portabili e dall’impatto grafico importante.
Prescindendo dai Paesi emergenti, per i quali la ricchezza rappresenta ancora un valore, un modo per affermare l’identità e lo status di ognuno, che significato hanno oggi concetti come “stile” e “lusso”? E come si muove la Maison Mila Schön all’interno di questo importante processo di ridefinizione dei termini?
Rispondo molto semplicemente e con poche parole. Il lusso nel nostro modo di vedere le cose è dato dalla semplicità, ovverosia da quell’eleganza senza orpelli o fronzoli vari che è la caratteristica del nostro stile e il dna della nostra Maison.
Viviamo un periodo molto particolare, segnato da una drammatica congiuntura economica, estesa a molteplici fronti: economico, media, strumenti di utilizzo quotidiano, ruoli, identità, velocità temporale. Paradigmi del passato non risultano essere più applicabili al contemporaneo. Se ieri era di moda “essere di moda”, oggi è di moda “avere stile” e forse ciò che si richiederà domani riguarderà un preciso atteggiamento mentale, comunicato e veicolato in maniera coerente. Ragioni queste che avvalorano l’apertura, a distanza di 53 anni dalla nascita della prima boutique Mila Schön in Via San Pietro all’Orto 58, del nuovo monomarca in Corso Venezia 18 a Milano. Ci racconta com’è nato e in che modo si è sviluppato il progetto che, fra le altre cose, prevede un esclusivo servizio di “prêt-à-porter su misura”?
Il “su misura” ha sempre fatto parte della nostra storia. Dico “nostra” in quanto Mila Schön nell’ufficio creativo di Via Montenapoleone aveva circa duecento sarte alle sue dipendenze, che lavoravano alla costruzione certosina degli abiti “su misura” e di quelli destinati all’Alta Moda. Invece io sono cresciuta osservando e imparando dalle sarte dei laboratori pugliesi. E proprio per questo è stato del tutto naturale inserire l’”Atelier” nel progetto di rilancio del Marchio. Per noi, poi, soddisfare la cliente con un capo realizzato su misura – dal colore al tessuto, dal disegno al dettaglio – sta alla base del nostro fare moda.
Lavoro di squadra, collaborazioni e progetti legati al mondo dell’arte, tra i quali “Suggestioni”. E poi ancora costumi per il cinema e per il teatro: la parola d’ordine è contaminazione. Quali sono i progetti che ha in mente per il prossimo futuro della Maison e, se si può dire, da cosa si sta lasciando affascinare in quest’ultimo periodo?
L’ultimo progetto sviluppato è, sempre nell’ambito di “Suggestioni”, curato in collaborazione con l’artista Fiorella Fontana, presso la nostra boutique in Corso Venezia 18, dove c’è sempre uno spazio riservato all’arte contemporanea. Fiorella è un’artista delicata, fresca e femminile, che lavora con basi bianche, matite e carboncini. Sono rimasta molto affascinata dal suo lavoro sin dal primo momento che ho visto le sue opere presso la Galleria d’Arte Arsprima. Ed è proprio questo che mi ispira: la contaminazione tra arte e design, teatro e cinema, poesia e illustrazione; per non parlare dei giovani creativi che non si pongono limite alcuno di tecniche, di supporti o di materiali. A volte, quando si può, proviamo a rendere i loro lavori funzionali alle collezioni: come per esempio abbiamo fatto con Matteo Pellegrino, che ha creato dei pezzi ad hoc per Mila Schön, divenuti poi fermagli per capelli oppure collare e orecchini. Oggi mi ispirano tutti questi mondi mixati assieme e sono sempre alla ricerca di nuove identità con le quali collaborare e condividere magnifiche energie.
Una formazione rigorosa: prima l’Istituto Tecnico di Abbigliamento e Moda a Trani, successivamente l’Istituto Marangoni a Milano e vari riconoscimenti da parte di scuole di moda ed enti prestigiosi (Istituto Europeo di Design, Camera Nazionale della Moda Italiana, Moda Mediterranea -Camera di Commercio di Bari-, AltaRoma, Vogue Italia). Essere bravi o i più bravi, i primi della classe insomma, non basta per arrivare al successo. Successo visto non come una scintillante medaglia da affiggere al petto, tronfi dei meriti ottenuti, quanto piuttosto come la concretizzazione di tutti gli sforzi che si profondono giorno dopo giorno, la realizzazione di un sogno, il risultato delle piccole battaglie quotidiane che si combattono lavorando sul campo giorno e notte a ritmo serrato. Alla meta, in fondo, non si arriva mai e mai bisogna smettere di correre. Che consiglio sente di dare ai giovanissimi che si affacciano oggi al mondo del lavoro, nella moda e non solo? (Certo è che possedere un grande talento aiuta, non v’è dubbio).
Sì, il talento è importante, ma anche vivere di passione tutti i giorni, senza mai fermarsi, senza mai porsi limiti e soprattutto imparando che, anche quando si è al top, di fatto non si è mai arrivati in cima alla vetta. Ci vuole infatti una buona dose di umiltà, perché questo è un lavoro in cui c’è sempre da imparare: dalla tecnica, dalla sarta, dalla modellista, dal commerciale, dal prodotto e così via. Non bisogna avere paura di questo, anzi, per me è assolutamente affascinante. È bello imparare, vedere nascere e crescere le proprie creazioni attraverso le cuciture, le lavorazioni e le costruzioni modellistiche. Credo sia importante però anche essere se stessi, credere nelle proprie idee di stile e portarle avanti con convinzione, senza mai modificare la propria personalità, perché proprio in quest’ultima è nascosta la nostra fortuna. Siamo noi a muovere l’universo, se solo lo vogliamo. Un messaggio quindi: avere personalità, essere eleganti, essere essenza, testa, cuore e non solo superficie.
Mila Schön diceva: “Un couturier non fa una rivoluzione, non più. Esiste, però, un messaggio che ciascuno di noi cerca di trasmettere attraverso una collezione sfaccettata”. Qual è il messaggio che Bianca Maria Gervasio intende lanciare attraverso la sua personalissima interpretazione dello stile Schön?
Quello di un’eleganza che sia prima di tutto quasi concettuale: espressione di semplicità, di massima pulizia dei volumi e di femminilità sussurrata e mai eccessiva.
Ph. Mattia Buffoli
Styling Veronica Panati
Styling assistance Giulia Porotto
Hair and make up Isabel Strobl
Model Katerina @NEXT
All clothes and accessories Mila Schön spring summer 2012 collection























