La ricerca artistica di Luca, che spesso viaggia su una corsia parallela alla sua professione, spazia dalla geometria all’architettura, dall’alchimia all’esoterismo, concretizzandosi attraverso l’uso di strumenti tradizionali quali matite, inchiostri, acrilici, fino ad arrivare a tecniche come l’incisione.
Yety è il nome di battesimo della sua prima fanzine “Yety Society Threat”, un raccoglitore di punk/hardcore/metal, rabbia adolescenziale, sere passate a skateare, squat, creature selvatiche e molto altro.
Tra rebus, allegorie e solventi Luca ci racconta la sua passione per il lavoro minuzioso e svela i suoi prossimi progetti.
In che modo ha influito sul tuo lavoro la professione dei tuoi genitori, entrambi architetti?
Da un lato ho avuto la fortuna di comprendere l’importanza di sviluppare un metodo progettuale, dall’altro, attraverso l’architettura è nata in me una forte passione per le connessioni che legano indissolubilmente geometria e matematica.
Quali sono i grandi maestri del passato che ti hanno influenzato?
In ordine cronologico, Mantegna, Dürer, Bosch e Goya, del secolo scorso Escher e Bacon. Più che influenzato dal lavoro di questi grandi artisti serbo un grande rispetto per la loro ricerca così profonda e non contaminata dallo scorrere del tempo.
Esiste un filo conduttore che lega i tuoi lavori?
Esistono degli elementi comuni che tornano immancabilmente sia quando lavoro a un pezzo singolo che su di una serie di opere. Il tentativo è quello di rappresentare attraverso ogni elemento un frammento di narrazione, come in un rebus nel quale si debbono riordinare e riassemblare i pezzi. Le suggestioni che voglio evocare attraverso i titoli che assegno alle mie opere sono quasi sempre la chiave che porta a una delle possibili soluzioni del tutto.
Che approccio hai durante il processo creativo?
Cerco di essere schematico e di lavorare per punti. Dopo aver definito il concept c’è una fase di ricerca e di studio che il più delle volte corrisponde a un faticoso lavoro di sottrazione.
Cosa rende il disegno una forma di espressione familiare e al contempo così efficace?
Trovo che dietro al disegno non ci si possa nascondere e che il superamento del lato estetico a favore delle idee non lo debba escludere a priori. Ci tengo a sottolineare che a me interessa soprattutto quando un disegno racconta una storia, magari utilizzando la forza dei simboli e delle allegorie.
A cosa stai lavorando attualmente?
Sono molto preso dall’incisione e da alcuni esperimenti su carta con colori ad olio e solventi. Cerco di far convivere la mia passione per il lavoro minuzioso che richiede un acquaforte e la mia crescente attenzione per l’astrattismo e la sintesi. Ho due progetti piuttosto grossi che sono in fase conclusiva per quello che concerne la ricerca e la progettazione ma che richiederanno ancora parecchio tempo prima di vedere la luce. Il primo è impostato su tre serie di lavori a tema spirituale. Mi interessa soprattutto la fase di transizione tra la morte e la vita che gli antichi tibetani hanno soprannominato Bardo. L’idea è quella di lavorare prevalentemente con delle incisioni, anche di grande formato. L’altro progetto è uno studio formale delle sedici figure geomantiche e soddisferà maggiormente il mio bisogno di immediatezza per quanto riguarda le tecniche utilizzate.






