Paesaggi tranquilli attraversati da una vena inquieta che, ognuno di noi, prima o poi, ha attraversato dentro o fuori di sé. Federica Perazzoli ci conduce all’interno di questi luoghi.
Chi è in 5 aggettivi Federica Perazzoli?
Instabile, irascibile, schiva, ricettiva, determinata.
Sempre 5 aggettivi per descrivere il tuo lavoro.
Ironico, intimo, apparentemente poetico, surreale, empatico.
Come mai la pittura?
Sin da piccola sono rimasta affascinata dalla pittura, forse perché in casa c’erano tantissimi quadri, o riproduzioni di tele che normalmente si vedono sui libri, o nei musei. Quando guardavo una tela di Rubens, del Caravaggio, di Bacon, andavo letteralmente “fuori di testa”, e l’unica cosa che pensavo era che avrei voluto fare quello nella vita: dipingere. Inoltre, la vicinanza di mio zio Emilio Tadini, e il continuo osservare come usava il colore mi mandava in “trance”; sono sempre stata affascinata dalla velocità dell’uso del colore, l’odore degli acrilici, degli oli, del gesso preparatore sulla tela. Ho sempre pensato che la pittura fosse un mezzo fantastico per raccontare. Sono molto incuriosita dalle “affinità elettive”, dalle reazioni chimiche che ci sono tra i colori, l’acqua, e da quello che succede involontariamente sulla tela.
La Natura e l’Uomo nel tuoi quadri.
La Natura e l’uomo. Una tematica nata dalla passione per le letture delle poesie di Emily Dickinson, Georg Trakl e Hoelderlin. La Natura che salva l’essere umano, un rapporto ossessivo, empatico dove l’essere umano è a suo agio, dove trova la pace, il silenzio. La maggior parte delle volte le figure che inserisco nelle mie tele, sono figure femminili, nude, spesso coperte in viso, con una sorta di senso del pudore, come se si vergognassero di essere nude e quindi giustificate dal viso coperto. La Natura come “ protettrice” dell’essere umano, diventa il nascondiglio preferito dello stesso. Paesaggi mentali, dove trovare la solitudine.
Dannazione e Salvezza, che significato hanno per te?
Le paure e le angosce guardano all’infinito dei paesaggi come se volessero essere rivelatori di speranza o di redenzione. Uno scontro appunto tra dannazione e salvezza, senza tregua, dove l’individuo cerca incessantemente la verità del suo essere. Come se la Natura volesse “salvare”, dare una tregua al senso di colpa innato dell’individuo. La Salvezza rappresentata dall’infinito, da paesaggi calmi, desolati. La dannazione rappresentata dalla figura, sola con i suoi fantasmi, con il viso coperto. Rappresentata da figure nascoste che s’intravedono dietro gli alberi, come se aspettassero di essere salvate da loro stesse. Il tutto rappresentato dall’infinito, da paesaggi calmi, desolati, protettori.
Quale sarà, se si può dire, il tuo prossimo lavoro?
Il mio prossimo progetto sarà un lavoro studiato e progettato con una curatrice milanese e molto probabilmente vedrà la collaborazione con un altro artista. Non saranno presentate tele, ma libri, quaderni, disegni e una grande installazione, il tutto connesso e integrato da un lavoro audio realizzato appositamente. Si tratta di un progetto a cui sto lavorando da molto tempo, e che penso sia arrivato il momento di presentare. E per finire, o iniziare… il progetto più importante da realizzare: la mia partenza per New York.








