Luoghi che esistono, vivono, si sviluppano, fermentano, fremono e fanno sentire sempre più alta la loro voce nel panorama artistico un po’ ingessato e impolverato di questo paese. Con l’aiuto di Artissima Lido, sezione dedicata agli spazi artist-run curata da Christian Frosi, Renato Leotta e Diego Perrone, siamo riusciti a incontrare i ragazzi di Temporary Black Space. Questo è quello che ci hanno raccontato.
Space Fourteen: Temporary Black Space
Web: t-blackspace.com
Come è nato il vostro spazio?
Dall’urgenza di proporci autonomamente, spinti da una certa disillusione, e con un pizzico di utopia. Tutto nasce da un laboratorio utilizzato in modo molto versatile, che è stato fondamentale per la crescita della nostra esperienza e la formazione del gruppo.
Dove si trova?
In Città Alta a Bergamo, sotto terra. Al suo interno c’è un vecchio caveau con porta blindata.
Chi sono le persone che lo animano?
I cinque membri del collettivo sono Andrea Anghileri, Pamela Del Curto, Emma I. Panza, Scande, Francesco Chiaro, a cui si aggiungono in diverse occasioni vari collaboratori: artisti, musicisti o persone che si incontrano sul percorso.
Qual è la filosofia che lo caratterizza?
Autenticità e continua sperimentazione all’insegna della non autorialità, dove possibile.
Qual è la programmazione prevista per il 2012?
Il prossimo appuntamento cadrà durante il mese di ottobre; altri piccoli appuntamenti vengono decisi man mano. Utilizziamo il nostro sito come bacheca.
Un sogno che vorreste realizzare.
Ognuno qui ha il suo. In generale, aprirsi a una forma di libertà espressiva che possa scaturire una nuova quotidianità.
Credits: Andrea Anghileri, Claudio Cristini e Simone Montanari.




















